Il dèmone della poesia (dettagli)
Titolo: Il dèmone della poesia
Autore: Leo Longanesi
Data: 1934-12-19
Identificatore: 1934_524
Testo:
MORALITÀ LEGGENDARIE
Il dèmone della poesia
— La poesia? Ma non si preoccupi della poesia, è una cosa facile, facilissima.
— Ma io non sono poeta!
— E chi non è poeta? Chi non ha un rimpianto, chi non una chimera, una passione? Impossibile non sentire una debole voce che chiama! Tutti siamo poeti, oggi.
— Non credo, lo sono arido.
— Arido? Stia a sentire:
Arido cuore, più non ti sento, come un tempo, battere.
— Lei è un poeta dunque.
— No, sono un cittadino come tutti; ma la poesia è pazienza, basta un po’ di pazienza...
— No! il canto sgorga! È un fiume che straripa il verso, un fiume impetuoso, impaziente.
— Anche lei è poeta. Gli aggettivi la tradiscono. Far versi è facile, basta star fermi, piegarsi un po’ su se stessi e cogliere il lieve mormorio del vago ruscello che scorre in noi. Ecco: ora io odo il tiepido respiro di un’immagine:
Adagio, poserò la mia mano, inutile peso, sul tuo crine, o chimera.
— Bei versi. Bravo!
— Ora tocca a lei. Provi un po’. Trattenga il fiato, chiuda gli occhi... Appare il paesaggio incantato dei miti. S’alzano le bianche farfalle di garza... Un lago di cristallo, un prato di alghe... S’ispiri.
— Ecco; sento nascere un ritmo. Lo canto:
Rincorro la chimerica luna
nel pozzo
della mia fantasia.
— Bravo! Basta mettersi in trance. Tutti siamo poeti!
— Silenzio. Riprovo:
Perduta nostalgia, ora ti ritrovo, o mi perdo in te, silenziosa compagna.
— Bravissimo! Adesso tocca a me:
Ora m'accompagna
lo sconforto, di una solitudine senza gelosie né pianti. Potessi riavere i tormenti, le ansie dei tuoi giorni, o Livia!
— Magnifico! Versi classici. Sembra Orazio. Ora provo io. Stia fermo:
Disperata attesa!
Nulla più mi ritorna, di quel tempo di fiaba.
Gli anni trascorsi sono avari, e non lasciano che ricordi
che non sappiamo animare!
— Splendidi versi! Che vena! Ma sapremo cambiare tono?
— Facile è fare versi, amico; facilissimo. La poesia è pazienza. Senta un po’:
Perché mi trascina, l’amore a rovina?
Ormai da tant’anni, mi perdo in affanni, e lei si trastulla, eterna fanciulla.
— Bene, ma non troppo. Versi accademici, mi sembra.
— Le rime sono una catena al piede dell’estro. Ma tutto si può fare. Ora riprovo. Silenzio:
Oh calma, su l’erboso prato, quand’io beato, ne l’alma, di vezzosa Venere, una rima in enere, in enere...
— Aggiungere.
— Non va... enere, enere. Ecco:
cercai di premere
il bianco sen.
— Brutta la fine.
— Ora provi un po’ lei.
— Il classico non mi riesce.
— Allora torniamo al moderno. Uno, due e tre:
Campanili, ritti, diritti, impettiti, come soldati, non vi ho dimenticati.
— Versi vivaci. Ora provo io. Patetico e moderno maritati:
Solo, nella diffusa chiarità, di un’alba fioca, svanisco, arido fiore.
— Siamo a cavallo. Provi ancora.
— Si. Sarò ermetico:
Opalescente emblema: vago sogno, di fugaci incontri, come in uno specchio, velato di nebbia, trasparenza attonita, dell’infinito vivere.
— Ancora più ermetico!
— Non vorrei esagerare.
— Esageri.
— Esagererò:
Perduto suono di un’eco lucente, ora mi chiudo nel prisma dell’impossibile:
— Lasci provare a me:
Sto sospeso nell’aria tesa di una speranza.
— Bene! Vada avanti.
— Casco dal nulla, nel vuoto di un’età remota.
— Provi con una mano sola.
— Ecco:
Incertezza di una sosta nel volubile perdersi di un attimo.
— Provi senza mani.
— Mi seggo appena, sul ciglio di una flessibile rigidità enfatica.
— È davvero sorprendente! Vada ancora avanti, tanto per vedere dove si arriva.
— Rincorro la luce
nel nero vuoto
di un grido.
— Accidenti! Avanti con un piede solo.
— Sospensione di un’eternità, in un attimo, insormontabile.
— Provi a rovescio.
— Insormontabile eternità
in un attimo di sospensione.
— Agiti il tutto.
— Attimo... Sono stanco.
— Si sforzi. Lo faccia per me.
— Eternità... Sono sfinito.
— Allora provo io:
Sfinito d’eternità in un attimo.
— Bravo! proprio bravo. Non me lo sarei mai aspettato.
— Cosa vuol mai! La poesia è una questione di pazienza e quando si vuole si arriva a tutto. Manzoni dice che...
Leo Longanesi.
Collezione: Diorama 19.12.34
Etichette: disegno, Leo Longanesi, Moralità leggendarie
Citazione: Leo Longanesi, “Il dèmone della poesia,” Diorama Letterario, ultimo accesso il 04 aprile 2025, https://dioramagdp.unito.it/items/show/1889.